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Quando arriva la sera

Marco vive in una grande città e lavora in un ufficio. Ogni giorno fa sempre le stesse cose. Quando arrivano le ferie, decide di andare per due settimane in un posto tranquillo. Su Internet cerca una casa da affittare[1] in un piccolo paese di montagna. Alla fine trova un piccolo appartamento. Costa poco e le fotografie del paesino[2] sono molto belle.

— Questo è il posto giusto per me — pensa Marco. Poi prenota subito l’appartamento.
Il giorno della partenza prende il treno e poi un autobus che arriva fino al paesino. Quando scende dall’autobus, è molto sorpreso. Alcune persone aspettano lui. Una di loro ha in mano un cartello[3] con un messaggio:
«Benvenuto, Marco!»

Una signora gli porta una torta. Un uomo gli regala una bottiglia di vino. Il barista lo invita nel suo locale, che si trova vicino alla fermata, e gli offre[4] un caffè. Tutti sorridono e sono molto gentili. Poco dopo si avvicina[5] un uomo.
— Buonasera. Io sono Carlo, il padrone della casa[6].
— Piacere, io sono Marco.
— Vieni, vengo con te. La casa è a cinque minuti da qui.
Marco prende la valigia e va con Carlo. La casa è piccola, ma è pulita e ha un bel giardino. Dalla finestra Marco vede le montagne.
— Se hai bisogno di qualcosa, io abito qui vicino — dice Carlo prima di andare via.

È già tardi e Marco è stanco per il viaggio. Mangia un panino che ha portato da casa, mette a posto[7] poche cose e va subito a letto.
Il giorno dopo Marco si alza presto. Apre la finestra e respira l’aria pulita della montagna. Fa colazione, esce di casa e fa una passeggiata nel bosco vicino. Cammina piano, ascolta gli uccelli e guarda gli alberi molto alti. Da molto tempo non si sente così tranquillo. Più tardi va al bar del paese. Il barista lo saluta con un sorriso e gli prepara subito un caffè.
— Buongiorno, Marco. Hai dormito bene?
— Sì, molto bene. Qui c’è un grande silenzio.

Al bar ci sono anche altri abitanti[8]. Marco parla un po’ con tutti. Gli parlano del paese e gli consigliano alcune strade nel bosco. Il tempo passa velocemente. Nel pomeriggio gira per le strade del paese, guarda le vecchie case di pietra[9] e si ferma in piazza. Tutti lo salutano quando passa e qualcuno si ferma a parlare con lui.

Quando il sole sta per andare via, Marco vede una cosa strana. Le persone guardano spesso l’orologio. Poi si salutano in fretta e vanno verso casa. I negozi chiudono uno dopo l’altro. In pochi minuti le strade sono completamente vuote.
Marco guarda intorno. Non capisce che cosa succede, ma non ci pensa troppo. Forse quella sera c’è una partita di calcio in televisione e tutti vogliono vederla. Sorride, torna con calma alla casa da affittare e va a dormire senza fare altre domande.

Il giorno dopo Marco si alza presto. Dopo la colazione prende uno zaino con una bottiglia d’acqua e segue una strada nel bosco che va verso una montagna. Cammina per alcune ore, si ferma a guardare il panorama e fa anche qualche fotografia. L’aria è fresca e il bosco è pieno di uccelli. Marco è molto contento di essere arrivato in quel paese.

Nel pomeriggio torna a casa. Fa una doccia, si cambia i vestiti e si sdraia[10] sul letto per un’ora. Dopo esce di nuovo. Va al bar, prende un caffè e parla ancora un po’ con gli abitanti. Ma appena il sole tramonta[11], succede la stessa cosa del giorno prima. Le persone guardano l’orologio, si salutano in fretta e tornano a casa. I negozi chiudono e, in pochi minuti, il paese è completamente vuoto.

Questa volta Marco trova la cosa ancora più strana. Decide che il giorno dopo farà alcune domande. Il giorno dopo Marco va subito al bar. Il barista sta pulendo il banco e gli sorride.
— Buongiorno, Marco. Il solito caffè[12]?
— Sì, grazie. Ma prima voglio farti una domanda.
— Dimmi.
— Perché ogni sera tutti tornano a casa così presto?
Il barista si ferma per un momento di pulire il banco. Poi sorride di nuovo.
— È una vecchia tradizione.
— Ma perché?
— Non lo so. Lo facevano i miei nonni. Poi i miei genitori. È così da sempre.

A Marco non piace quella risposta. Più tardi incontra una signora vecchia. La aiuta a portare la borsa della spesa.
— Signora, scusi, posso farle una domanda?
— Certo.
— Perché prima del tramonto[13] tutti entrano subito a casa?
La signora sorride.
— Si fa sempre così. Vedrai che anche tu farai la stessa cosa.
— Ma perché?
La signora non risponde. Lo saluta con la mano e continua a camminare.
Marco rimane fermo per qualche momento. Adesso è sicuro che c’è qualcosa di strano. Nessuno vuole parlare.

— Basta! — dice da solo. — Questa sera resto fuori e vedo che cosa succede.
Quel giorno Marco aspetta con molta voglia che arrivi la sera. Fa una passeggiata, legge un po’ e pranza nella casa da affittare, ma pensa sempre alle parole del barista e della signora. Quando il sole comincia a scendere, esce e va nella piazza. Si siede su una panchina[14] del parco e aspetta. Come sempre, gli abitanti guardano l’orologio. Poi si salutano in fretta e tornano a casa.
— A domani!
— Buona serata!
— E tu non vai a casa Marco?
Marco sorride, ma non si muove.
— No, resto ancora un po’.

Gli abitanti lo guardano per un momento ma nessuno parla. Entrano tutti in casa e chiudono porte e finestre. Dopo pochi minuti il paese è completamente vuoto. Marco resta solo nella piazza. Prima non succede niente. Il vento fa muovere le foglie degli alberi e tutto è molto silenzioso.
Poi sente un rumore. È strano, come un fruscio[15]. Sembra il rumore di molti passi. Marco si alza e guarda verso il bosco. Tra gli alberi vede alcune ombre[16]. Prima sono piccole, poi diventano sempre più grandi. Lentamente escono dal bosco strane creature[17]. Sono molto alte, hanno braccia lunghissime, occhi grandi e una pelle grigia. Camminano piano, ma vanno dritte verso il paese.

Marco sente una forte paura e il cuore comincia a battere molto forte.
— Devo avvisare tutti! — dice.
Marco corre verso la casa più vicina e bussa[18] molto forte.
— Aprite! Presto! Ci sono dei mostri!
Nessuno risponde. Corre verso un’altra casa e bussa ancora più forte.
— Aiuto! Dovete andare via!
Anche questa volta nessuno apre.

Marco è sempre più spaventato. Corre verso la piazza per cercare altre persone del paese. Ma, quando arriva, si ferma subito. Tutti gli abitanti sono lì. Sono fermi, vicini. Nessuno ha paura. Nessuno urla. Tutti guardano nella stessa direzione, verso le creature che stanno entrando nel paese. Marco non sa cosa dire.
— Che cosa fate? Scappate! Arrivano i mostri!
Il sindaco[19] va avanti di un passo e sorride.
— Grazie, Marco. Aspettavamo te.

Marco guarda il sindaco senza capire.
— Aspettavate me? Che cosa vuol dire?
— Ogni anno le creature arrivano nel nostro paese. Prendono una persona e poi ci lasciano in pace. Fino all’anno dopo.
Marco è terrorizzato
— Volete dire che… avete scelto me?
Nessuno risponde. Gli abitanti guardano in basso. Le creature arrivano lentamente. Sono molto vicine. Marco prova a scappare, ma due creature non lo fanno passare. Lui grida e cerca di andare via, ma non serve a niente. Il barista lo guarda con la faccia triste.
— Mi dispiace, Marco.
Anche la signora che gli aveva regalato la torta guarda in basso.
— Perdonaci.

Le creature prendono Marco e lo portano verso il bosco. Poco dopo spariscono[20] nel buio. Per qualche momento nessuno parla. Poi tornano lentamente nelle loro case. La mattina dopo il paese è di nuovo tranquillo. Il bar apre, si senti il profumo del pane fresco, il postino consegna la posta. Tutto sembra normale.

Passa un anno. Un autobus si ferma nella piazza. Scende una giovane donna con una valigia. Guarda il paese e sorride. Vicino alla fermata ci sono alcune persone. Una signora tiene in mano un cartello. Sul cartello c’è scritto:
«Benvenuta, Elisabetta!»

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[1] da affittare: for rent
[2] paesino: small village
[3] cartello: sign
[4] gli offre: offers him
[5] si avvicina: approaches
[6] padrone della casa: owner of the house
[7] mette a posto: puts away
[8] abitanti: inhabitants
[9] case di pietra: stone houses
[10] si sdraia: lies down
[11] tramonta: set
[12] il solito caffè: the usual coffee
[13] tramonto: sunset
[14] panchina: bench
[15] fruscio: rustling sound
[16] ombre: shadows
[17] creature: creatures
[18] bussa: knocks
[19] sindaco: mayo
[20] spariscono: disappear

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